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IL RACCONTO FOTOGRAFICO
Per “Racconto Fotografico” si intende una precisa forma espressiva, caratterizzata — se non erro — da due esigenze: quella delle singole immagini che, come immagini, esprimano (ex premant) qualche cosa, cioè interpretino la cosa rappresentata; e quella di un tale accostamento delle singole immagini che, proprio in forza di esso, venga espresso qualcosa che non e espresso direttamente in nessuna delle immagini accostate, benché ciascuna di esse — per quello che è e per quello che esprime — sia il sostrato naturale dell’espressione complessiva.
Anche l’accostamento e ovviamente frutto diretto di un’opera di interpretazione e quindi di contenuto mentale dell’autore.
Nel Racconto Fotografico, c’e una particolare applicazione del problema dell’unità nella molteplicità.
La struttura
Appare così la parola “struttura” che anche nel Racconto Fotografico, come in ogni altra cosa, e la conditio sine qua non. E la struttura infatti che permette di ridurre ad unita una molteplicità; ed e la struttura che — nel caso delle immagini — permette di “tradurre” ciò che è materiale in un’idea.
La struttura e di ogni immagine, anche singola: anche la fotografia singola infatti, per dire qualcosa deve essere “composta”, “costruita”r cioè “strutturata”, fosse pur nel più semplice dei rapporti tra due semplicissimi elementi: p.e. una macchia bianca su uno sfondo nero in rapporto di grandezza e di disposizione nei limiti del quadro.
Fotografando, un fotografo crea sempre una struttura. Cosa fa infatti il fotografo?
Egli vuole cogliere un certo oggetto o un certo avvenimento. Per fare questo egli deve ope-rare alcune scelte:
1) — anzitutto sceglie di fotografare una seggiola piuttosto che uno specchio o di fare un reportage di motocross piuttosto che di una processione;
2) — dell’oggetto o dell’avvenimento prescelto, egli sceglie di cogliere alcuni particolari anziché altri perché li ritiene più idonei a esprimere quello che egli vuol dire di quell’avvenimento; e gia un’idea in funzione di struttura;
3) — nel fotografare, egli sceglie tra tutti i possibili, in maniera precisa, una angolazione, una figurazione, una inclinazione, una illuminazione, un taglio di inquadratura, una profondità di campo; e ciò in forza dell’obiettivo, della posizione della camera; della pellicola, degli eventuali! filtri, delle sorgenti di luce; e ciò perché egli vuol trovare il modo più efficace per far si che i particolari scelti di cui al 2) siano veramente idonei ad esprimere. Egli cioè, in tal modo, da di fatto struttura ai contorni della foto che sta facendo.
A differenza dello scrittore che “struttura” il proprio discorso con vocaboli che già esistono (egli li sceglie o sceglie il modo di strutturarli), il fotografo “struttura” i “vocaboli” stessi nell’istante in cui struttura il segno (cioè la fotografia) di cui si servirà per dire quello che vuol dire.
Ma la struttura mostra più evidente la sua presenza quando si tratta di un racconto, poiché essa in maniera assai simile a quello dello scrittore — si trova a strutturare un discorso con “vocaboli” in certo senso gia fatti.
Le singole fotografie (già strutturate in loro stesse, quasi autonomamente) rientrano, a modo loro, ma in modo ben definite, nell’insieme, così da divenire tasselli di un solo mosaico, vocaboli di una sola frase, elementi di un solo tutto.
Va detto subito che la strutturazione di un Racconto Fotografico si verifica almeno in due modi diversi: il primo, quando le foto erano già state fatte prima che ci fosse 1′idea del racconto; il secondo, quando le foto vengono fatte proprio in funzione del racconto. E ovvio che il primo modo e quello che assomiglia di più al caso dello scrittore. Ed effettivamente e il modo meno fotografico e più pericoloso: il pericolo e che nasca una “serie” anziché un racconto (come vedremo subito), dove cioè l’unità non e data da un nerbo interiore delle singole foto e dal loro accostamento, bensì, piuttosto da un legame esteriore di coincidenza d’argomento o di contorni.
Non e escluso che anche il primo modo arrivi a fare vero e proprio “racconto”; ma e eviden-te che il secondo modo e il più tipico e il più sicuro, poiché la struttura dell’insieme nasce gia dall’interno delle singole fotografie. E più facile che nasca vera unità dalla molteplicità.
Volendo concretizzare il modo di strutturare un racconto, si potrebbero stabilire le seguenti norme:
1) — ogni fotografia deve dire qualcosa (di qualsiasi genere a seconda e soprattutto dello stile prescelto per il racconto);
2) — la fotografia successiva deve dire qualcosa di nuovo sulla precedente;
3) — tra la fotografia. precedente e quella successiva ci deve essere un rapporto di sviluppo (in funzione di qualcosa che sta al di sopra o al di fuori delle singole foto), rapporto che può essere o di somiglianza o di contrasto o di analogia.
Queste tre norme sono 1′ “abc” della strutturazione, ma sono assolutamente indispensabili. Al di la di queste norme, pur sempre presupponendole, verranno i problemi di stile, di genere, ecc.
Ogni Racconto Fotografico, dunque, (di qualsiasi genere o stile esso sia) non e tale se queste tre norme non sono state rispettate, poiché, non ci può essere racconto senza struttura e non ci può essere struttura di immagini se non c’e traduzione e interpretazione.
Spazio e tempo
Accanto all’aspetto di struttura, c’e quello di spazio e di tempo.
C’e un problema di spazio reale e, più precisamente, di molteplicità di spazi reali, messi in reali rapporti tra loro; e c’e anche un problema di tempo che, a differenza del racconto cinemato-grafico, e solo tempo (e quindi movimento) ideale.
Ogni vera fotografia concentra in un istante la realtà o il movimento rappresentato. Ma la lettura di questo istante non e soggetta a tempo alcuno: ci possiamo fermare a contemplare quell’istante quanto vogliamo (mentre per esempio, l’istante cinematografico, è temporalmente ben precisato: 1/24 di secondo). Di conseguenza anche il Racconto Fotografico non e soggetto a tempo reale.
C’e tuttavia, nel Racconto, qualcosa che si avvicina al problema del tempo reale; ed e l’impaginazione.
Per impaginazione infatti si intende la scelta della grandezza delle singole foto del racconto ed il loro disporsi successive e reciproco,
Un racconto pubblicato in un libro non può prescindere dal fatto che si debba girare pagina. Un racconto esposto in un certo pannello (potrebbe essere anche il paginone centrale di una rivista) non può prescindere dal fatto che la collocazione e la dimensione delle foto attribuiscono loro diverse peso ed interesse e di tempo di lettura, di importanza.
L’impaginazione pertanto entra nel vivo del problema strutturale del racconto.
Padre Nazareno Taddei sj (Bardi, 1920 – Sarzana, 18 giugno 2006) è stato un linguista, scrittore e regista italiano.